In presenza della recessione economica che sta dilagando in tutto il mondo, e in particolar modo nei Paesi industrializzati e ad alta tecnologia, la soluzione di uscire, relativamente in poco tempo, dal tunnel della recessione che colpisce anche l' Italia, esiste.
Basterebbe che ci fosse la volontà politica dei vari governi ( europei, americani e asiatici) di affiancare, accanto al sistema creditizio esistente, un altro modello impostato su un tipo di Banca avente esclusivamente una funzione pubblica e non a scopo di lucro, quale strumento finanziario a sostegno di famiglie e imprese.
Andiamo, perciò, ad illustrare in maniera sintetica i requisiti teorici di un tale modello bancario che, per non confonderlo con quello vigente ( che è costituito con altri parametri) chiameremo modello delle AGENZIE DI CREDITO E DI INVESTIMENTO PER LE IMPRESE (*)
Se noi consideriamo qual è la natura specifica di una Banca, dovremmo convenire che essa è uno strumento economico costituito allo scopo di prestare denaro a coloro che, per soddisfare i loro bisogni sia materiali che immateriali, si rivolgono ad essa. In cambio di questa operazione, la Banca riceve un certo interesse diluito nel tempo e con scadenze fisse.
Ma oltre a tale compito, la Banca svolge quello di accettare denaro da chi lo possiede, dando in cambio a costui un certo interesse ( che è inferiore a quello del prestito da essa erogato al richiedente). E' ciò che costituisce il RISPARMIO. Il Risparmio tesaurizzato è la condizione che permette gli investimenti alle imprese. ( continua alla prossima puntata)
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(*) Si veda in particolare a pagina 164, paragrafo 3 del mio libro "Dov'è la verità? - Le grandi sfide del Terzo Millennio" edizione 2006 - www.giuseppegiglio.com
martedì 21 ottobre 2008
giovedì 16 ottobre 2008
Crollo di Borse e Banche: la tempesta mondiale
Crollo di Borse e Banche, con conseguente crisi mondiale
Con gli interventi governativi sia in America che in Europa, a sostegno delle perdite delle grandi Banche e di milioni di risparmiatori piccoli e grandi, si è cercato di infondere fiducia ai mercati borsistici. Ma con gli alti e bassi del valore degli indici registrati in questi giorni nelle Borse di tutto il mondo, le cose non sembrano andare per il meglio. Anzi la preoccupazione degli analisti economici è rivolta a sottolineare il mercato delle Borse come una economia "di carta", le cui gigantesche "catene di Sant'Antonio" vanno a coinvolgere, in tale precipitosa caduta, la stessa economia "reale", quella che riguarda l'effettiva produzione di beni e servizi.
Il rischio poi di una eccessiva misura di nazionalizzazione di banche da parte dei vari governi, con l'aggravante di un protezionismo (ad esempio. dazi alle importazioni, inasprimento fiscale, innalzamento dei tassi d'interesse, ecc.) di vecchia maniera, potrebbe far ripetere le tragiche condizioni della grande depressione degli Anni Trenta: chiusura di fabbriche, licenziamenti, disoccupazione, agitazioni sindacali, violenze di piazza , calo dei consumi delle famiglie, stagnazione degli investimenti alle imprese. E' questo uno scenario fosco da crac economico, se non si dovessero trovare con urgenza delle misure di politica economica che sostengano contemporaneamente imprese e potere d'acquisto di salari, stipendi e pensioni giunti al limite della sussistenza. Ma ci sarebbe un'altra soluzione alla crisi bancaria di questi giorni.
Vi invito a consultare "Ripresa economica e crescita dell'occupazione" nel mio sito: http://www.giuseppegiglio.com/
Con gli interventi governativi sia in America che in Europa, a sostegno delle perdite delle grandi Banche e di milioni di risparmiatori piccoli e grandi, si è cercato di infondere fiducia ai mercati borsistici. Ma con gli alti e bassi del valore degli indici registrati in questi giorni nelle Borse di tutto il mondo, le cose non sembrano andare per il meglio. Anzi la preoccupazione degli analisti economici è rivolta a sottolineare il mercato delle Borse come una economia "di carta", le cui gigantesche "catene di Sant'Antonio" vanno a coinvolgere, in tale precipitosa caduta, la stessa economia "reale", quella che riguarda l'effettiva produzione di beni e servizi.
Il rischio poi di una eccessiva misura di nazionalizzazione di banche da parte dei vari governi, con l'aggravante di un protezionismo (ad esempio. dazi alle importazioni, inasprimento fiscale, innalzamento dei tassi d'interesse, ecc.) di vecchia maniera, potrebbe far ripetere le tragiche condizioni della grande depressione degli Anni Trenta: chiusura di fabbriche, licenziamenti, disoccupazione, agitazioni sindacali, violenze di piazza , calo dei consumi delle famiglie, stagnazione degli investimenti alle imprese. E' questo uno scenario fosco da crac economico, se non si dovessero trovare con urgenza delle misure di politica economica che sostengano contemporaneamente imprese e potere d'acquisto di salari, stipendi e pensioni giunti al limite della sussistenza. Ma ci sarebbe un'altra soluzione alla crisi bancaria di questi giorni.
Vi invito a consultare "Ripresa economica e crescita dell'occupazione" nel mio sito: http://www.giuseppegiglio.com/
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