mercoledì 28 gennaio 2009
Fronteggiare la deflazione
Normalmente la deflazione sta a significare una diminuzione del livello dell'attività di produzione di beni e servizi. Ciò perchè il potere di acquisto della moneta è calato, in quanto il reddito (salari, stipendi e pensioni) dei principali consumatori non consente loro si assorbire tutta la produzione. Per cui si assiste ad una separazione fra beni, moneta e lavoro, invece che ad una loro feconda e interrelazione e sostegno reciproco.Da qui, chiusura di fabbriche, licenziamenti, cassa integrazione, impoverimento, disordine sociale, agitazioni di piazza, saccheggi e quant'altro di sgradevole si possa immaginare.Come fronteggiare allora la deflazione?Nessuno ha la ricetta magica, specialmente se ciascuno opera in modo disgiunto dagli altri, sia che questi rappresenti una banca (che dovrebbe concedere più facilmente il credito ai richiedenti). oppure una impresa ( che dovrebbe investire i capitali finanziari nella produzione della propria azienda). Nè tanto meno che questo qualcuno rappresenti lo Stato, il quale dovrebbe approntare misure di politica monetaria, quali la riduzione del tasso ufficiale di interesse e sconto della propria Banca Centrale, congiuntamente, da un lato, a riduzione di sprechi nella spesa pubblica, e dall'altro, a forti investimenti in opere pubbliche, lotta all'evasione fiscale e al lavoro nero, con interventi fiscali (tasse e imposte) che non gravino troppo sui cittadini contribuenti.Lo stesso vale per l'intervento dei sindacati dei lavoratori ( richiesta di aumenti salariali non legati all'aumento della produttività aziendale, proclamazione di scioperi, forti dimostrazioni di piazza, ecc).Ma se tutte queste quattro categorie ( banche, impresa, Stato e sindacato lavoratori) potessero operare in sintonia l'uno con l'altro per raggiungere gli stessi obiettivi, ovvero una utilità sociale complessiva, allora sì che ci sarebbe più moneta, ovvero una maggior capacità d'acquisto nei portafogli dei consumatori! E con una maggiore propensione ad acquistare da parte di quest'ultimi, le imprese avrebbero più profitti e più voglia di investire e di creare nuovi posti di lavoro. Mentre lo Stato, in queste migliorate condizioni, non faticherebbe tanto a garantire ordine e tranquillità sociale ai cittadini. E le stesse banche vedrebbero affluire nelle loro casse molto più danaro da parte dei risparmiatori e degli stessi imprenditori che avevano usufruito di consistenti fidi dalle stesse banche.Così i prezzi tornerebbero moderatamente a risalire, ma questa volta con la possibilità da parte della domanda complessiva di poter assorbire la stragrande maggioranza dei beni prodotti.In tal modo, si potrebbe così fronteggiare nel miglior dei modi lo spauracchio della deflazione, sinonimo di recessione, e si potrebbe uscire dal tunnel della crisi internazionale in atto, anche se non in modo duraturo. Ma questo è un altro discorso che affronteremo in un'altra puntata!dott. Giuseppe Giglio, da "Dov'è la verità? - Le grandi sfide del Terzo Millennio " - Edizione 2006
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