mercoledì 28 gennaio 2009
Elevare la domanda a livello della produzione
Nell'affrontare l'attuale crisi mondiale, l'Italia e l'Unione Europea hanno urgente bisogno di intervenire con una politica economica unitaria, diretta a combattere su diversi fronti, di cui andiamo a specificarne alcuni:a) sul fronte monetario: occorre accrescere la liquidità, non solo alle banche in difficoltà, ma anche alle famiglie e alle imprese, sollecitando, con incentivi vari, ogni forma di deposito bancario (risparmio):b) sul fronte sindacale: occorre trovare l'accordo fra governo e parti sociali (del lavoro e dell'impresa) per aumentare - secondo una equa giustizia distributiva salari e profitti e in riferimento al costo del lavoro e ad una maggiore produttività della stessa azienda - al fine di poter far accrescere il potere d'acquisto della moneta in mano alle famiglie, e quindi incrementare i consumi (= la domanda interna, in modo da dare impulso al nuovo ciclo produttivo e quindi incrementare l'occupazione, ovvero creare nuovi posti di lavoro);c) sul fronte dei lavori pubblici e delle infrastrutture: è necessario - reperendo i necessari fondi provenienti da opportuni tagli alle spese improduttive dell'apparato statale, aggiungendovi anche le risorse del fondo monetario europeo - sollecitare l'apertura di cantieri per la costruzione di autostrade europe, per il potenziamento della rete ferroviaria italiana e dell'Alta Velocità, per la realizzazione del Mose e del Ponte sullo Stretto di Messina, senza trascurare la necessità di operare nel settore dell'edilizia pubblica, attuando il "Piano Case Popolari" ;d) sul fronte energetico e della protezione ambientale: occorre favorire su vasta scala ( per ridurre la forte dipendenza nazionale delle materie prime, in particolare il petrolio), magari con allettanti incentivi, l'installazione dei pannelli fotovoltaici, ovvero le energie rinnovabili e quelle provenienti dallo smaltimento del riciclaggio dei Rifiuti urbani, per dare una mano alla riduzione degli inquinanti nell'ambiente ( aria, acqua, suolo) e dare così una boccata d'ossigeno al nostro pianeta e ai mutamenti climatici in atto (mettendo da parte l'eventuale idea di costruire nuove centrali nucleari ).Infine dovrebbe essere tassativo il non ricorrere ad investimenti per armamenti e a tutto ciò che potrebbe ulteriormente danneggiare l'habitat dell'uomo e del suo regno animale e vegetale, oltre a compromettere l'equilibrio del clima terrestre, di cui ne vediamo le catastrofiche conseguenze.Se tutte le suddette condizioni potessero essere soddisfatte dalla volontà politica dei governi ( italiano ed europeo... e di ogni continente, comprese Cina e India, le nuove locomotive dell'economia globale), allora sì che l'attuale crisi mondiale 2008 potrebbe avere una prospettiva di soluzione positiva nel giro di alcuni anni ( gli analisti prevedono tre anni).In caso contrario, la recessione potrebbe durare assai a lungo, con tutte le nefaste conseguenze che essa genera: chiusura di fabbriche, disoccupazione dilagante, crac di banche e di grossi esercizi commerciali, mancanza di liquidità monetaria, carovita crescente, penuria di generi di prima necessità (vedi la crisi dei cereali), fino a possibili rischi di guerre per l'accaparramento forzoso delle risorse da parte di Stati militarmente più forti e dotati di armamenti di distruzione di massa, non escluso l'uso folle di armi nucleari in Medio Oriente fra Israele e Iran !!!Per ulteriori approfondimenti, si veda il mio libro" Dov'è la verità? -Le grandi sfide del Terzo Millennio"- Edizione 2006 . L'invito è rivolto anche a coloro che volessero visitare il mio sito: http://www.giuseppegiglio.com/Latina (Italy) 20 novembre 2008 Giuseppe Giglio - sociologo
Recessione e crollo delle borse
Il crollo delle Borse americane e di quelle europee e asiatiche in questo ottobre 2008, che ricorda l'infausto crollo delle Torre gemelle del settembre 2001, vede la necessità dell'intervento dello Stato in economia, pronto a sostenere le gravi perdite delle stesse Banche.Ma la crisi finanziaria non lascia indenne anche l'economia "reale", ovvero la produzione di beni e servizi. E con effetto "domino" sta trascinando alla rovina fabbriche, aziende ed imprese, gettando nel lastrico milioni di lavoratori. Si entra così nel tunnel della recessione, con crescità zero. E' la stagnazione industriale, che determina inevitabilmente disoccupazione e immiserimento delle fasce debole della società. Si riaccende la lotta di classe fra chi possiede ricchezza e potere e chi miseria, disperazione e rabbia.Così lo spettro della grande depressione degli Anni Trenta si riaffaccia sullo scenario mondiale. E se si dovesse verificare, come è accaduto allora, più statalismo (= dirigismo statale in economia e nei mercati ) e più protezionismo (= adozioni di dazi alle importazioni , inasprimenti fiscali e vincoli vari), allora sì che dovremmo aspettarci lunghi anni bui e catastrofi d'ogni genere, persino il rischio di guerre internazionali.Eppure una soluzione ci sarebbe, per uscire, anche se non a breve termine, da questa stagnazione economica e finanziaria. Basterebbe che ci fosse la volontà politica dei vari governi ( europei, americani e asiatici) di affiancare, accanto al sistema creditizio esistente, un altro modello impostato su un tipo di Banca avente esclusivamente una funzione pubblica e che non sia a scopo di lucro, in modo da raffigurarsi come uno strumento finanziario specializzato per gli investimenti ad imprese e a singoli individui che vogliano cimentarsi nella produzione di beni e servizi. Ma come è attuabile ciò, se non c'è abbastanza denaro? Ebbene, ciò è possibile.Chi fosse interessato a conoscere questo modello di Banche particolari, può andare nel mio sito www.giuseppegiglio.com
Il rischio di un conflitto allargato in Medio Oriente
La guerra scoppiata nella Striscia di Gaza fra Israele ed i palestinesi di Hamas, con oltre 500 vittime innocenti e 2.500 feriti, non lascia presagire soluzioni di pace nell'immediato. Gli sforzi della diplomazia europea ed americana per "un cessate il fuoco" fra i due contendenti sembrano parole al vento. Troppo è l'odio reciproco, alimentato da decenni e decenni di dilanianti rivendicazioni territoriali e ideologici da ambedue le parti. Ed ora l'incendio della guerra potrebbe allargarsi con l'intervento degli Hezbollah in Libano, sostenuto da Siria, Iran ( che intanto si prepara a completare il suo "nucleare") e dai fondamentalisti islamici di Al Qaeda, oltre che dal movimento anti-israeliano, materializzatosi con le accese manifestazioni in Cisgiordania, in Pakistan e davanti alle ambasciate israeliane di Londra e di Madrid.A tutto ciò è da aggiungere ora, dopo 10 giorni di aspri combattimenti, anche la protesta della Lega Araba, anche se questa - sollecitata dallo stesso presidente siriano che denuncia come "crimine di guerra" l'attacco di Israele a Gaza - ha scarse probabilità di un intervento armato a sostegno di Hamas. Ma tutto è possibile, quando gli interessi in campo non seguono la strada della ragionevolezza, e pertanto non si percorre la via del dialogo e, per di più, manca la volontà reciproca di porre fine alle ostilità.Allora il conflitto assumerebbe dimensioni preoccupanti, con l'intervento dell'Europa e dell'America a sostegno di Israele, specialmente se le diplomazie internazionali dovessero veder vanificato ogni loro sforzo di trattative di pace e l'incendio bellico dovesse propagarsi anche nel Libano, dove attualmente stanziano le truppe internazionali di interposizione dell'ONU(compreso il contingente italiano). Tempi bui attendono l'umanità intera agli inizi del nuovo anno!Giuseppe Giglio - sociologo
Fronteggiare la deflazione
Normalmente la deflazione sta a significare una diminuzione del livello dell'attività di produzione di beni e servizi. Ciò perchè il potere di acquisto della moneta è calato, in quanto il reddito (salari, stipendi e pensioni) dei principali consumatori non consente loro si assorbire tutta la produzione. Per cui si assiste ad una separazione fra beni, moneta e lavoro, invece che ad una loro feconda e interrelazione e sostegno reciproco.Da qui, chiusura di fabbriche, licenziamenti, cassa integrazione, impoverimento, disordine sociale, agitazioni di piazza, saccheggi e quant'altro di sgradevole si possa immaginare.Come fronteggiare allora la deflazione?Nessuno ha la ricetta magica, specialmente se ciascuno opera in modo disgiunto dagli altri, sia che questi rappresenti una banca (che dovrebbe concedere più facilmente il credito ai richiedenti). oppure una impresa ( che dovrebbe investire i capitali finanziari nella produzione della propria azienda). Nè tanto meno che questo qualcuno rappresenti lo Stato, il quale dovrebbe approntare misure di politica monetaria, quali la riduzione del tasso ufficiale di interesse e sconto della propria Banca Centrale, congiuntamente, da un lato, a riduzione di sprechi nella spesa pubblica, e dall'altro, a forti investimenti in opere pubbliche, lotta all'evasione fiscale e al lavoro nero, con interventi fiscali (tasse e imposte) che non gravino troppo sui cittadini contribuenti.Lo stesso vale per l'intervento dei sindacati dei lavoratori ( richiesta di aumenti salariali non legati all'aumento della produttività aziendale, proclamazione di scioperi, forti dimostrazioni di piazza, ecc).Ma se tutte queste quattro categorie ( banche, impresa, Stato e sindacato lavoratori) potessero operare in sintonia l'uno con l'altro per raggiungere gli stessi obiettivi, ovvero una utilità sociale complessiva, allora sì che ci sarebbe più moneta, ovvero una maggior capacità d'acquisto nei portafogli dei consumatori! E con una maggiore propensione ad acquistare da parte di quest'ultimi, le imprese avrebbero più profitti e più voglia di investire e di creare nuovi posti di lavoro. Mentre lo Stato, in queste migliorate condizioni, non faticherebbe tanto a garantire ordine e tranquillità sociale ai cittadini. E le stesse banche vedrebbero affluire nelle loro casse molto più danaro da parte dei risparmiatori e degli stessi imprenditori che avevano usufruito di consistenti fidi dalle stesse banche.Così i prezzi tornerebbero moderatamente a risalire, ma questa volta con la possibilità da parte della domanda complessiva di poter assorbire la stragrande maggioranza dei beni prodotti.In tal modo, si potrebbe così fronteggiare nel miglior dei modi lo spauracchio della deflazione, sinonimo di recessione, e si potrebbe uscire dal tunnel della crisi internazionale in atto, anche se non in modo duraturo. Ma questo è un altro discorso che affronteremo in un'altra puntata!dott. Giuseppe Giglio, da "Dov'è la verità? - Le grandi sfide del Terzo Millennio " - Edizione 2006
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