E' innegabile che a tutt'oggi esiste un conflitto profondo fra la cultura dell'Occidente e quella dell'Islam radicale, la cui punta di diamante aggressiva e violenta è simboleggiata da Al Qaeda e dal suo ideologo invisibile e irraggiungibile, il fantomatico Osama Bin Laden.
La domanda che noi poniamo è la seguente: il terrorismo islamico si può vincere eliminando Bin Laden e tutto ciò che lo rappresenta?
Noi riteniamo che tale tipo di vittoria non si potrà mai ottenere. In primis, perchè Bin Laden rappresenta nel mondo arabo-mussulmano l'idea della rivoluzione sanguinaria ( vedi "la guerra all'infedele") contro lo strapotere dei grandi Stati dell'Occidente, Europa e Stati Uniti d'America compresi.
Secondariamente, tale contrapposizione durerà fino a quando non si cercherà di colmare o almeno ridurre sensibilmente le stridenti diseguaglianze economiche e sociali che perdurano da molti decenni, se non da secoli, tra mondo dei ricchi e mondo dei poveri del pianeta.
Inoltre è davvero illusorio poter ottenere una qualche vittoria sul fanatismo religioso delle frange estremiste mussulmane, se prima non cesserà lo sfruttamento subdolo, unito alle mire di dominio su popoli, Stati, territori e loro risorse strategiche ( petrolio, diamanti, minerali, terre da coltivare massicciamente, colonizzazzioni varie e quant'altro) da parte delle grandi potenze occidentali.
In sostanza, risulta essere un grosso macigno lo strapotere tecnologico, unitamente a quello economico, finanziario e commerciale di quest'ultime sul mondo arabo-mussulmano, ed in particolare sui popoli del Terzo e Quarto Mondo. E ciò è evidente se lo si accomuna alle mire espansionistiche e di dominio territoriale dell'intero Occidente, oltre che alla ricerca dei suoi necessari sbocchi commerciali per la sovrabbondanza della sua produzione tecnologica e manufatturiera.
Sono queste le cause primarie che generano continue e forti diseguaglianze socio-economiche fra le oligarchie opulente straniere, con la complicità dei governanti locali ( rais o presidenti-dittatori), da una parte, e la stragrande maggioranza delle fasce diseredate di poveri, in gran parte disoccupate e viventi in baraccopoli, dall'altro versante.
In conclusione, le propensioni al colonialismo e all'imperialismo delle grandi potenze, vecchie e nuove - le quali, tra l'altro, hanno continuamente nel corso dei secoli scatenato le innumerevoli guerre caratterizzanti il processo della Storia di civiltà ed imperi ( da quello romano a quello britannico, da quello francese a quello statunitense, in particolare) - risultano essere entrambi il detonatore dello scoppio delle rivolte violente che si stanno sempre più espandendo a macchia di leopardo ora, nel 2011, nel Nord Africa (Tunisia, Egitto e Libia, in particolare) e che, man mano, interesseranno, nell'immediato presente, sempre più tutta l'Africa. E' l'intero continente africano che esploderà nella corsa alla sua libertà della tirannia dell'Occidente opulento!
Occorre perciò, e con urgenza, attivare una politica mondiale di sostegno ai popoli arretrati dell'intero pianeta, e ciò dovrebbe essere il ruolo dell'ONU, rivisto e corretto, però, nella sua organizzazione statuale ! L'obiettivo principale e quello di eliminare o ridurre sensibilmente la forte disuguaglianza economica e sociale a livello planetario fra le quattro coordinate temporo-spaziali: quelle del Nord e del Sud, e quelle dell'Ovest e dell'Est dell'intero mondo. E ciò coniugando tale obiettivo con una vasta opera di educazione culturale e di modi di pensare ormai obsoleti e anti-democratici in questo Terzo Millennio.
Inoltre, tale opera di educazione dovrà essere finalizzata alla coesistenza pacifica e non alle violenze d'ogni genere e alle guerre fratricide fra gruppi, etnie e popoli, ovvero fra Stati e nazioni dell'intero mondo. E questo vasto e utopico progetto culturale è quanto noi abbiamo indicato come "Educazione alla Mondialità"(*)
In definitiva, riteniamo che non si potrà vincere il terrorismo fondamentalista islamico finchè la richezza prodotta dal lavoro umano non sarà improntata ad equità e al rispetto dei diritti fondamentali della persona umana, ovvero a quei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali spettanti ad ogni individuo del pianeta, così come sono stati solennemente deliberati e sanciti dall'Assemblea Generale dell'ONU il 10 dicembre del 1948.
(*) Per approfondimenti, si veda nel mio saggio sociologico" Dov'è la verità- Le grandi sfide del Terzo Millennio"- Edizione 2006" a pag. 20 e 21, oltre al Capitolo V: "L'educazione alla mondialità e alla pace duratura" a pag. 94.
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